Cabarettisti italiani: oltre la semplice comicità

Teatro DerbyStoricamente parlando il cabaret è nato in Francia. Correva, infatti, il diciannovesimo secolo quando sui palcoscenici di Parigi facevano la loro prima comparsa questi strani artisti che erano in grado di combinare con estrema naturalezza il teatro, la canzone, la danza e la commedia. Fondamentalmente nulla di nuovo visto e considerato che spettacoli di questo genere erano già molto diffusi nell’Antica Roma e, prima ancora, anche in Grecia.  Sotto questo punto di vista, quindi, il cabaret può essere definito come una particolare arte che fa quasi parte del dna di alcuni tipi umani.

In Italia il cabaret viene spesso associato alla comicità tout court. In altre parole, per il pubblico italiano, il comico e il cabarettista sono due figure completamente assimilabili. Questa identificazione, dal punto di vista tecnico, è un tantino riduttiva poiché non tiene conto dell’enormità di figure che possono rientrare nel cabaret.

 

Cabarettisti italiani: agli albori di una forma di spettacolo

Le prime avvisaglie di cabaret in Italia in si ebbero sul finire degli anni Cinquanta. Risale ad allora, infatti, l’esperienza del trio I Gobbi, formato da Vittorio Caprioli, Alberto Bonucci e Franca Valeri, tre nomi che per sempre resteranno tra i grandi del cabaret nazionale. Successivamente la tradizione dei cabarettisti italiani fu nutrita da due club di Milano: il Nebbia Club e il Derby Club. Nel primo si esibirono I Gufi mentre il secondo fu il trampolino di lancio dei primi grandi nomi del cabaret italiano. Un nome su tutti: Enzo Jannacci. Il Derby Club, in particolare, fu il primo palcoscenico di tanti cabarettisti italiani. Al Derby, infatti, si formarono maestri del cabaret italiano come Teo Teocoli, Claudio Bisio, Diego Abatantuono, Enzo Iacchetti, Leonardo Pieraccioni, Antonio Ricci, Giobbe Covatta e il trio Aldo, Giovanni e Giacomo. Si tratta di nomi che negli anni a venire, e fino ai giorni nostri, faranno parlare di sé negli ambiti professionali ed artistici più differenti. Quello che conta però è mettere in evidenza un concetto ben preciso: il cabaret fu il trampolino di lancio di molti grandi dello spettacolo italiano.

A Milano rispose ben presto Roma. Anche qui l’incubazione del cabaret fu un club privato. Stiamo parlando del famoso 7X8 dove si formò niente poco di meno che il grande Paolo Villaggio. La capitale, partita in ritardo rispetto a Milano, seppe però ben presto recuperare. Negli anni seguenti, infatti, nacque il locale La Chanson in cui si formarono Massimo Troisi e Lello Arena.

 

Cabarettisti italiani: dagli spettacoli per soli appassionati alla grande tv

Come si può facilmente intuire dalla breve storia dei cabarettisti italiani che abbiamo tracciato nel precedente paragrafo, la patria naturale del cabaret è sempre stata il club e il circolo. Negli ultimi anni, però, il cabaret è anche sbarcato sul piccolo schermo. Programmi come Non Stop, Tunnel, Mai Dire Gol, Zelig o Colorado (per citarne alcuni) sono la dimostrazione di questa trasformazione del cabaret.  Un grande successo per una delle poche forme di arte che sono riuscite a portare in tv il palcoscenico anche se purtroppo a tratti ha cancellato la sua origine e la sua genuinità adattandosi al mezzo televisivo.

 

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